Personaggi

Attilio Mucci, il poeta contadino di Torino di Sangro

Nato a Bologna nel 1932 e morto a Torino di Sangro nel 2021 a 89 anni. Contadino di mestiere, poeta autodidatta in dialetto abruzzese. Vinse il Premio Histonium 2020 con "Stai zitto, cuore". Le sue opere sono custodite nella biblioteca comunale del paese.

Ritratto di Attilio Mucci, poeta contadino di Torino di Sangro

Attilio Mucci era nato a Bologna nel 1932, ma di Bologna gli era rimasto pochissimo. La famiglia era abruzzese: si trasferì molto presto a Torino di Sangro, e Attilio quel paese non l’avrebbe più lasciato. Ottantanove anni vissuti fra le terre coltivate del Sangro, finché — nel 2021 — la cronaca locale ha dato la notizia con un titolo che gli stava bene addosso: “È morto Attilio Mucci, il poeta contadino di Torino di Sangro”.

Contadino di mestiere

Mucci fu contadino tutta la vita. Non in senso letterario: davvero, sui campi. La sua poesia non nasceva da un retroterra letterario di studi e biblioteche — era invece un’attività che si svolgeva accanto al lavoro dei campi, scritta a mano la sera, sul tavolo di cucina, dopo le ore di terra. Da qui il soprannome che gli sarebbe rimasto: il poeta contadino.

Era autodidatta nel senso più pieno del termine. Non aveva studiato letteratura, non frequentava cenacoli di poeti, non si presentava a concorsi. Per anni i suoi versi rimasero ai familiari, ai vicini di casa, a chi capitava di leggerli per caso quando li copiava su un foglio.

“Lu terranelle e lu harbine”

La prima pubblicazione arrivò nel 1986: “Lu terranelle e lu harbine”, raccolta in dialetto abruzzese. Il titolo — “il terraiolo (vento di terra) e l’aria (vento di mare)” — racconta già tutta la sua poetica: l’osservazione della natura, il vento che cambia, il paesaggio costiero del Sangro come specchio dell’animo.

La poesia di Mucci è schiettamente vernacolare: usa il dialetto della costa adriatica abruzzese — quella varietà del frentano che a Torino di Sangro si parla ancora — con la naturalezza di chi quel dialetto lo ha sentito in casa, sui campi, al bar del paese, per ottant’anni. Non è dialetto ricostruito da intellettuali, è la lingua viva del territorio messa in versi.

«La poesia di Mucci è un piccolo monumento alla parola del paese — il dialetto come strumento di osservazione, non come folklore.» (Sintesi della critica locale che si è occupata dell’opera negli anni Novanta-Duemila.)

Il Premio Histonium 2020

A 88 anni, nel 2020, Attilio Mucci ricevette il riconoscimento più importante della sua carriera poetica: il Premio Nazionale Histonium, una delle competizioni di poesia dialettale e in lingua più prestigiose del centro-sud Italia, organizzato annualmente a Vasto.

Vinse il primo premio con la poesia inedita “Stai zitto, cuore”, una lirica intima sulla vecchiaia, sull’amore e sulla rassegnazione — uno dei vertici della sua produzione tarda, scritta poco prima della morte avvenuta l’anno successivo.

L’archivio in biblioteca

La biblioteca comunale di Torino di Sangro custodisce oggi gran parte del lascito poetico di Mucci. Le sue poesie — molte ancora inedite, scritte su quaderni e fogli sparsi — sono state donate dalla famiglia al Comune, dove sono ora consultabili dal pubblico. Una targa commemorativa ricorda il poeta all’ingresso della biblioteca, dove il suo nome è entrato a far parte della memoria culturale del paese.

Per la comunità di Torino di Sangro, Mucci è un testimone della vita rurale prima del cambiamento. La sua produzione fissa per iscritto cose che — senza di lui — si sarebbero perdute con il dialetto: gesti quotidiani, modi di dire, descrizioni del paesaggio agricolo, fotografie verbali di una civiltà contadina che oggi non c’è più.

Premi e riconoscimenti

  • 1986 — Pubblicazione della prima raccolta “Lu terranelle e lu harbine” in dialetto abruzzese
  • 2020Primo premio al Premio Nazionale Histonium (XXXV edizione, Vasto) con la poesia “Stai zitto, cuore”
  • Donazione del fondo Mucci alla biblioteca comunale di Torino di Sangro, con targa commemorativa
  • Numerose pubblicazioni minori e partecipazioni a antologie di poesia dialettale abruzzese

L’eredità

Mucci è morto il 28 settembre 2021, a 89 anni, a Torino di Sangro. La cronaca locale — ChietiToday, NoiVastesi, le agenzie regionali — lo ha salutato come una delle ultime voci autentiche della poesia contadina abruzzese. Una figura che, in un’epoca in cui il dialetto sta scomparendo dalle case, lo aveva tenuto in vita scrivendolo in versi.

Fonti

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